LA FILOSOFIA DEL SOCIAL MARKETING PER LE AZIENDE
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Per parlare di Social Marketing applicato alle aziende, il 6 febbraio 2013 sarò presente nell’ambito del Convegno WEB & SOCIAL TOURISM organizzato da NoFrills e Cuma Travel presso il Centro congressi dell‘Hotel Ramada.

Siamo stati invitati per un intervento dal titolo: “Giù la maschera online! Agenzie e hotel tra blog e social network: i casi che funzionano”.
L’argomento trattato riguarderà il Social Marketing applicato alle aziende; alcuni casi aziendali verranno focalizzati per capire insieme a voi come comportarsi o invece evitare in tali situazioni.
Il Social Marketing è un immenso mare per diversi aspetti ancora sconosciuto a molti, ma esiste ancora altro da esplorare e da inventare, per questo motivo è un campo assolutamente affascinante.

Vi aspettiamo !

Molti non conoscono la figura del social media specialist in Italia. Soltanto in tempi recenti, le aziende hanno iniziato a interessarsi ai social media ed a inserirli tra i canali utilizzati per diversificare il flusso di comunicazione aziendale.

Che cosa sono i ‘social media’?
Per spiegarlo, riportiamo come Wikipedia identifica i Social Media: “I professori Andreas Kaplan e Michael Haenlein hanno definito i media sociali come un gruppo di applicazioni Internet basate sui presupposti ideologici e tecnologici del Web 2.0 che consentono la creazione e lo scambio di contenuti generati dagli utenti”.

I social media rappresentano fondamentalmente un cambiamento nel modo in cui la gente apprende, legge e condivide informazioni e contenuti. In essi si verifica una fusione tra sociologia e tecnologia che trasforma il monologo (da uno a molti) in dialogo (da molti a molti) e ha luogo una democratizzazione dell’informazione che trasforma le persone da fruitori di contenuti ad editori.
Sono diventati molto popolari perché permettono alle persone di utilizzare il web per stabilire relazioni di tipo personale o lavorativo. I social media vengono definiti anche user-generated content (UGC) o consumer-generated media (CGM).”

I principali social media sono YouTube, Facebook, Twitter, ma anche quelli professionali come Viadeo, di geolocalizzazione Google Places, Gowalla, Forsquarem Google+, ecc. e altri che, attraverso la nostra analisi, possono aiutare un’azienda a comunicare con i clienti.

Che lavoro svolge un Social Media Specialist?
Il mio compito consiste nel creare profili nei vari social, monitorarli, creare engagement, diffondere la politica aziendale, condividere informazioni, emozioni e far conoscere l’azienda.
Altra funzione importante è creare e gestire campagne tramite Facebook e il suo circuito pubblicitario a pagamento Facebook Ads.
E’ essenziale sapere ascoltare la rete, capire le esigenze, le aspettative, la reputazione dell’azienda e intervenire modificando o amplificando le politiche di comunicazione concordate con l’azienda stessa.
Il Social Media Specialist è un sensore che deve analizzare gli umori e le emozioni del mercato, dei clienti, ecc. per fornire informazioni importanti all’azienda committente. Per svolgere questo incarico, occorre che percepisca appieno “l’anima” dell’azienda per saperne poi valutare le aspettative, interpretare i linguaggi, parlare la lingua dei clienti, trovando il modo giusto per incuriosire, descrivere i punti di forza e le politiche aziendali.

Siamo editori e autori del Blog di Press Tours spa (tour operator di Milano).  Con i nostri collaboratori gestiamo il piano editoriale del blog e la realizzazione degli articoli.

Blog Press Tours spa

Blog di SimpleCRS il CRS semplificato con tecnologia SABRE del quale gestiamo il piano editoriale e la realizzazione degli articoli.

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Sono passati vari anni era il 2009  quando scrissi questo articolo per la rivista “Periodico Italiano” quotidiano nazionale on line, nonostante la crisi e gli anni passati, rileggendo mi sono accorto che nulla è cambiato nelle politiche economiche del nostro paese.
E’ per questo motivo che lo ripubblico anche qui.

Il paradosso del PIL e il terremoto.

Posted by Giovanni Frenda on Apr 24th, 2009 

Ormai sono giorni che si parla del terremoto dell’Abruzzo, dopo le drammatiche cronache del disastro, in questi giorni, stiamo seguendo il calcolo dei danni. Il governo parla di diversi miliardi di euro, importi altissimi, che se fossero convertiti in vecchie lire farebbero veramente paura.

Abbiamo tutti sotto gli occhi le immagini del disastro e non nego di essermi commosso davanti alle immagini dei volontari che anno lottato per giorni contro il tempo, contro il freddo, la pioggia, la stanchezza ecc.

Quello di cui io volevo parlare in quest’articolo, sono le implicazioni che un disastro produce secondo gli attuali principi economici.

Si è parlato tanto del terremoto sotto il profilo emozionale, non ho sentito parlare molto di quello che questo disastro porterà sotto il profilo economico.

Di cosa sto parlando? Per capire questa mia affermazione bisogno introdurre il “vecchio” PIL (prodotto interno lordo) un valore che non ha rispetto per nessuno, nemmeno per i disastri come il terremoto dell’Abruzzo.

Il PIL misura la ricchezza prodotta da una nazione, andate su wikipedia se volete una definizione più precisa, dal Pil si ricava per esempio un altro valore criticabile, che è il reddito pro-capite, pari al rapporto tra il PIL e il numero dei cittadini.

IL valore del PIL e dato da tutte le transazioni dei beni e servizi prodotti all’interno del paese e non solo da quelle positive, se un’azienda produce un valore ipotetico uguale a 100 e per produrre inquina, il PIL concorre alla creazioni della ricchezza del paese senza considerare gli aspetti negativi, anzi se per disinquinare l’ambiente lo stato o chi per lui, spende un valore ipotetico di 100 non si conteggia 100 -100 = 0 ma il PIL prodotto e pari a 200. Paradossalmente se i dipendenti dell’azienda si ammalano di cancro, anche le spese mediche per curarli concorrono alla creazione del PIL.

Se compriamo un’auto, il PIL cresce, se stai in coda e consumi benzina senza muoverti, il PIL cresce, se hai un incidente, il PIL cresce, se sei ospedale, il PIL cresce e così via.

In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, fa crescere il PIL.

Torniamo al disastro dell’Abruzzo se c’è una catastrofe naturale, il PIL aumenta, in un anno come questo in cui il PIL è in netto calo, una disgrazia come quella dell’Abruzzo, se la vogliamo vedere solo in termini economici, darà un bel contributo all’aumento del PIL.

Come le aziende, gli stati sono misurati secondi dei parametri economici e crisi o non crisi la diminuzione del PIL è un valore che non porta certo prestigio a uno stato ne tantomeno a un governo.

Sono sicuro che cinicamente qualcuno, stia già facendo i conti del vantaggio che questa catastrofe porterà al PIL, i milioni di euro che ci verranno dalla comunità europea, i milioni di euro stanziati dallo stato, i soldi raccolti con i nostri messaggini o con le sottoscrizioni, aiuteranno l’Abruzzo a risorgere e aumenteranno il PIL dell’Italia.

Sono curioso di vedere se dal -2,1 previsto; su questo valore apro una parentesi (come fanno a calcolare un -2,1 lo sanno solo gli economisti, visto che in ogni settore dell’economia si parla di decrementi superiori al 20 % ) comunque ritornando al nostro PIL vediamo con che valore si chiuderà questo anno 2009.

Sono anni che tanti dicono che il PIL è un indicatore superato, che si dovrebbe passare a indicatori diversi anche più etici se vogliamo. Indicatori che tengano conto della ricchezza di uno stato in funzione anche del benessere dei suoi cittadini, benessere che non è misurato solo dalla ricchezza prodotta, ma anche da altri variabili.

Molti cittadini come me preferirebbero essere meno ricchi e fare meno file in autostrade, avere meno inquinamento, avere maggior tempo libero, premiare le aziende che realmente producono con maggior attenzione all’inquinamento e hanno attenzione per ambiente, tutti questi valori per molti fondamentali, non sono presi in considerazione dal PIL.

Si parla di indicatori nuovi tipo “l’indicatore del progresso reale” o del FIL “felicità nazionale lorda” o di “indice di sviluppo umano”, io credo che l’indicatore debba tenere presente tanti parametri, tra i quali per esempio le prestazioni attuate dal volontariato.

Credo che un’azienda che produce per esempio bombe anti uomo, non possa essere conteggiato mentre un’associazione che fa volontariato in un ospedale non lo è, credo che l’inquinamento o la criminalità debbano avere un valore in questo ipotetico indice.

Forse questa crisi mondiale avrebbe potuto contribuire a scardinare il vecchio Pil e a mandarlo in pensione per far posto a degli indicatori diversi, nuovi, che non conteggino un disastro aereo o un terremoto, che ha portato migliaia di senza tetto e centinaia di famiglie distrutte dal lutto, come ricchezza per una nazione.